Actinidia Arguta

Oggi parliamo di un baby kiwi, un mini kiwi:

l’Actinidia Arguta. Si tratta di una pianta molto simile al classico kiwi che produce dei piccoli frutti a grappolo della dimensione di una noce e privi di peluria. Lo avevo incontrato e ne avevo scritto già alcuni anni fa quando a Lagnasco (CN) alcuni addetti al settore mi parlarono di un progetto, legato all’Arguta, che arrivava in un contesto storico in cui l’ortofrutticoltura stava attraversando un momento difficile e quindi c’era un forte desiderio di lanciare un segnale, un’opportunità, soprattutto per i giovani che esprimevano il desiderio di rimanere nel settore agricolo.

Sul comprensorio territoriale in questione si è lavorato molto

sulla gamma dei piccoli frutti e l’Arguta si è rivelato un elemento di ampliamento della gamma stessa per una terra che da molto tempo si è specializzata nella coltivazione del kiwi. L’arguta è un frutto che ha nella bontà e nella dolcezza le sue più importanti prerogative, inoltre è pratico da consumare, lo si mangia direttamente con la buccia e vuole essere considerato anche come simpatico snack smorza fame o frutto da passeggio, non necessariamente da tavola.

Ideale per chi ha poco tempo per il pranzo,

in ufficio, a scuola, ma anche come elemento di condivisione in famiglia: lo si mangia come un normale piccolo frutto sullo stile delle more o dei lamponi. Come i classici kiwi è molto ricco di vitamine ed è totalmente glabro. La sua pelle è infatti sottilissima al punto che risulta essere motivo di attenzione in fase di coltivazione per il vento. Lo scuotere dell’aria potrebbe creare a tutti gli effetti delle piccole ammaccature al frutto una volta maturo.

Se ne trovano di differenti varietà,

3 sono quelle sposate dal progetto piemontese, una delle quali in produzione è quella che ha le migliori prerogative di sviluppo colturale, le altre varietà sono attualmente in sperimentazione e presto saranno poste a dimora per cercare di capire gli eventuali sviluppi e prospettive.

Le tecniche di coltivazione sono simili a quelle del kiwi

motivo per cui può rivelarsi un’opportunità per quei produttori che hanno dovuto togliere gli impianti gravemente colpiti dalla batteriosi. Dopo i test si è compreso che l’Arguta non è immune alla batteriosi ma è molto resistente in quanto riesce a difendersi in modo naturale da questo batterio, quindi consente ai produttori di poter sfruttare gli impianti di kiwi utilizzati in precedenza minimizzando i costi di avviamento produttivo.

La produzione di sostanza, quella che ha una valenza,

fu attivata nel 2016 mentre i primi ricavi furono ipotizzati per il 2018; si pensò in quel frangente temporale di poter portare in produzione circa 100 ettari e di produrre 15 mila quintali di frutti, calcolando che il mercato è comunque differente rispetto al kiwi.

Per trovare i primi scritti inerenti a questo frutto

che chiamiamo “Nergi” bisogna tornare al passato di oltre 170 anni, mentre alcune piante, sempre in Piemonte, sono presenti da molto tempo a Pallanza sul Lago Maggiore. Originaria della Cina, la pianta si trova anche in Corea e Giappone, in Italia è arrivata attraverso la Francia da dove è giunta anche in Portogallo.

Un’alternativa dunque per quei produttori piemontesi

che per via della batteriosi hanno perso centinaia di ettari di terreno a produzione del kiwi classico, su una terra particolarmente vocata alla produzione di frutta di alta qualità. A Lagnasco torno sempre volentieri da molti anni, ho seguito tante edizioni di “Fruttinfiore” la bellissima manifestazione gioiosa dedicata alla frutta e alla fioritura dei frutteti e poi, con grande piacere, ho realizzato tanti servizi giornalistici televisivi sui vari prodotti: pesche, nettarine, mele, kiwi, piccoli frutti.

Buona frutta a tutti.

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