Assaporando…Champagne

Scrivere o parlare di Champagne?

E cosa mai potrei affermare io dopo tutto quello che è stato detto e scritto sul più celebrato e conosciuto vino al mondo? Dopo tutti i libri, gli atlanti, le guide, le poesie, gli opuscoli informativi e i file informatici. E poi ancora, dopo tutti i documentari, i servizi giornalistici i grandi film.

Chi non l’ha menzionato almeno una volta nella vita?

Se c’è festa si pensa a lui, se si vuole cenare con eleganza lo immaginiamo al nostro tavolo, se pensiamo ad un momento di squisita intimità con il grande amore lui è il compagno ideale. E se possiamo non ce lo facciamo mancare. E allora cosa esternare pensandoci bene?

Potrei fare riferimento al concetto

che non basta avere le bollicine per essere definito Champagne, mi sembra al quanto banale e limitativo; che deve provenire dalla regione della Champagne situata a nord est della Francia a 145 chilometri da Parigi? Mi pare riduttivo. Potrei accennare qualcosa sulla conformazione del territorio o sull’importanza della posizione geografica; magari potrei aggiungere altre righe sulla bravura dei produttori e citare il Pinot Noir, il Pinot Meunier e lo Chardonnay. Vitigni utilizzati per la produzione, Terroir e vignerons dunque. Potrebbe essere un’idea, ma sarebbe quella giusta? Non rischierei i rimproveri di Dom Pérignon o della vedova Clicquot, donna lungimirante sul remuage e il conseguente dégorgemet? Sono in età avanzata per sentirmi ancora sgridare!

Ma una cosa la posso dire e raccontare con piacere.

L’anno scorso ricordo di essere stato invitato ad una degustazione di diversi Champagne prodotti da piccole realtà. A dire il vero, e qui nessuno può elevarmi osservazione, il 90% dello Champagne non viene prodotto dalle grandi Maisons ma dai piccoli vignerons, sempre più ricercati e apprezzati: se ne contano oltre 2 mila. L’invito alla degustazione non mi è arrivato dai cugini francesi ma da un’amica italiana, l’evento organizzato non in Francia ma da noi in Italia e più precisamente in Valtellina, dove regna sovrano il Nebbiolo.

L’intento primario della degustazione

è stato quello di comunicare e far conoscere lo Champagne come uno stile di vita, o meglio ancora una “linea di vita” da seguire. E’ stata creata una rete di importatori e distributori nazionali di quelle piccole realtà produttrici in Champagne che vogliono presentarsi al palato del pubblico attraverso il loro lavoro, i loro vini, la loro terra, tanto diversa da zona a zona su tutto il comprensorio di produzione del famoso vino. Assaggi, manifestazioni, seminari, momenti di incontro al fine di raggiungere al meglio il consumatore finale.

E’ luogo comune che lo Champagne venga visto come un prodotto di lusso,

per pochi, a volte inarrivabile, distribuito esclusivamente dalle grandi case conosciute in tutto il mondo; invece lo Champagne è un prodotto principalmente del territorio e soprattutto dei contadini che lavorano la vigna e si impegnano per produrre un vino di altissima qualità, che nel bicchiere a tulipano esprima terra e stile del produttore.

L’evento in questione si è svolto presso la Cantina Menegola

di Castione Andevenno (SO), tra le botti di affinamento dei suoi pregiati vini, mentre gli Champagne in degustazione sono stati accompagnati da alcune prelibatezze gastronomiche della Valtellina. Piccoli produttori, grandi Champagne, eccellenze nostrane e tutta la freschezza che ho riscontrato degustando le pregiate bollicine. Un bellissimo ricordo.

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