Azzeruolo, ovvero “Rasarola”

Quanti conoscono questa pianta da frutto,

così straordinaria e antica? Non credo molti, almeno per l’immaginario under quaranta!! Infatti credo che se chiedessi ad un giovane che cos’è e quali sono i suoi frutti sarei presa per un extra terrestre disceso da un altro pianeta!

Al di là di una battuta ora cerco brevemente di darvi qualche dettaglio

sull’azzeruolo detto anche lazzeruolo o rasarola in dialetto piemontese. E’ una pianta da frutto della famiglia delle Rosaceae, il medesimo delle mele: un alberello di non più’ di 4 o 5 metri d’altezza, con rami spinosi, con una chioma irregolare, e cespuglioso.

Si ritiene originaria dell’Asia Minore o dell’Isola di Creta

da cui si sarebbe diffusa come coltivazione in tutto il resto del Mediterraneo e dell’Europa. In Italia la si incontra a volte in una forma del tutto spontanea grazie alla sua grande capacità di combinarsi alle piante selvatiche.

Lo possiamo trovare anche ad alta quota,

fino ai 1400 metri di altitudine, cresce nei pendii collinari esposti al sole ed è diffuso in varie regioni d’Italia tra cui il Piemonte dove viene chiamato appunto rasarola. E’ una pianta che ricorda vagamente il biancospino per i fiori bianchi ma ha le foglie opache più frastagliate e i frutti sono molto simili a delle mele minuscole nel cui interno ci sono due o tre semi bianchi.

I frutti sono commestibili,

consumati freschi sono dissetanti e rinfrescanti e portano con sé importanti proprietà perché sono diuretici, antianemici, cardiotonici ipotensivi e sono ricchi di vitamina A, o se ne possono fare delle confetture o marmellate buonissime come faceva la mia nonna paterna, che viveva nel Roero, con la pianta che aveva nel giardino e che era, ai miei occhi di bambina, bellissima.

Ricordo che guardavo quella pianta con stupore

ed ero affascinata da quei grappoli rossi che a prima vista sembravano ciliegie anche se non era la stagione primaverile, anzi, era purtroppo la fine dell’estate, quando si riprendeva ad andare a scuola, ma la tentazione di mangiarle era subito fermata da spine terribili che difendevano quei frutti tentatori……allora il mio papà si avvicinava e mi diceva: “aspetta che te ne raccolga qualcuna” e io restavo li con la testa all’insù.

Un frutto semplice, delizioso, dal gusto di mela,

pieno di semi ma fantastico. Si, la parola giusta è fantastico e il ricordo di quei tempi lontani mi riportano al sapore inimitabile e aromatico di quei piccoli frutti che mi riempivano la bocca, non so se per il gradevole sapore o perché era una conquista raccoglierle e immediatamente mangiarle, rievocando in me, oggi, tempi andati e sapori ormai quasi persi, caduti nel remoto dell’infanzia.

Per non parlare della marmellata della nonna,

che aveva un sapore tutto suo, caratteristico, dolce e asprigno allo stesso tempo e che mangiavo voracemente col pane caldo, perché veniva riscaldato nella stufa a legna (putagè), negli inverni freddi e nevosi dei tempi passati.

Marina Priolo

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