Buono o colorato?

Stavo rileggendo con piacere un libro

sulle origini delle religioni, quando mi sono imbattuto sul concetto che nella vita pare ci siano tre cose particolarmente importanti: la politica, il sesso e la religione. Pare anche, che proprio di questi tre argomenti, non se ne debba mai discutere e che ne siano i principali diretti interessati a trarne vantaggio dal non parlarne ovvero: i politici, coloro che vogliono sottomettere amanti e spose e i leader religiosi.

Con pura ironia mentale e la voglia di sorridere mi è venuto da pensare

a cosa non si tenda più menzionare nel mio settore di lavoro. Sono fondamentalmente un televisivo. Di cosa non si parla più? Quale termine, espressione, concetto non si rammenta più nel mio comparto operativo? Nella televisione? Trovato! “l’Indice di Gradimento”. Già, sentiamo sempre parlare di auditel, audience, share, dati di ascolto, ecc. ecc. E il gradimento?

Perché la gente guarda un determinato programma?

Perché gli piace o perché non ha alternativa? Meglio 10 spettatori “obbligati” o solo 2 che si gustano la trasmissione che hanno volutamente scelto? Eppure la TV di quando ero bambino ne parlava spesso. Perché adesso non lo fa più?

Quando conducevo e dirigevo Agrisapori, programma televisivo,

sapevo che chi ci guardava lo faceva perché eravamo un programma di gradimento, ce lo dicevano le persone che incontravamo, i titolari e i tecnici delle emittenti che lo mettevano in onda, i produttori dove eravamo stati a registrare le puntate. Lo sapevamo perché non eravamo sulla grande TV ma su tante piccole antenne, motivo per cui se lo guardavi era perché ti piaceva. Forse piaceva per via del linguaggio popolare, per le tematiche scelte, per le tante immagini che usavamo montare a supporto delle interviste, o forse semplicemente perché piaceva. Dunque: “Gradimento”.

Facciamo un trasloco e portiamo il concetto dalla TV al web

e più precisamente alle foto dei piatti. Fotografiamo un piatto perché è di nostro “gradimento” o perché è bello e colorato? Perché ci piace o perché è ben presentato? Credetemi, non è una domanda banale, ma una riflessione con una sua connotazione ben precisa. Quando scattiamo una foto ad una ricetta e poi la postiamo sul web, sui social in particolare, è perché ha soddisfatto il nostro palato o solo ed esclusivamente perché crediamo che farà colpo su chi la vede e ci farà ottenere dei consensi, anzi, dei: “mi piace”. E, attenzione, non sto riflettendo se di quel piatto conosciamo gli ingredienti, magari la filiera di un taglio di carne, o i periodi di semina e di raccolta di un ortaggio, o il metodo di lavorazione di un formaggio, o ancora e più di tutto la salubrità del cibo che mangiamo.

Non vorrei essere frainteso,

la mia non vuole assolutamente essere una critica, è solo una condizione di pensiero che mi sorge dopo tanti anni passati a cercare di comunicare il buono del nostro Paese e la bravura di alcuni produttori di eccellenze.

Durante il lockdown anche io ho ricevuto tramite WhatsApp

i video di esaltazione di noi italiani: già, noi italiani, quelli che hanno una storia secolare, che fabbricano le auto più belle del mondo, che godono di una cucina invidiata da tutti. E allora perché compriamo le auto tedesche e abbiamo eserciti di giovani che fanno la fila davanti ai fast food? Perché ordiniamo il cibo, sempre quelle quattro cose, da casa e non ci cuciniamo dei manicaretti? E poi, lasciatemelo dire una volta per tutte, viviamo nel 2021 e non nel celebre passato!!! La nostra vita non è condizionata da Dante o Leonardo ma piuttosto da una classe politica che da almeno 40 anni ha creato più danni che benefici. E sono gentile, non mi dilungo in proposito.

Torniamo al gusto di ciò che mangiamo,

al piacere di conoscere, di essere curiosi e attenti mangioni, non lasciamoci condizionare da sublimi pubblicità che hanno il solo scopo di uniformarci anche nel palato. Acquistiamo leggendo le etichette dei prodotti, informiamoci, chiediamo quando non sappiamo, riprendiamoci il piacere di cucinare cose buone e non soltanto perché un virus ci obbliga a stare a casa.

Certo, è ovvio che di gente che per fortuna cucina ce n’è ancora,

ma mi pare che stiamo scivolandoci sopra prediligendo la comodità e, purtroppo, ciò che qualcuno vuole che mangiamo. Ecco perché anche una semplice fotografia di un piatto ha la sua importanza, e non sicuramente per i “like” dei social.

Buon gusto a tutti con piatti buoni e programmi TV intelligenti.

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