Chi ha inventato la chiocciola? O meglio la…@@@

Non saprei spiegare il vero perché ma oggi mi viene da pormi un quesito:

ma la chiocciola della posta elettronica chi l’ha inventata? Già, noi italiani la chiamano “chiocciola” o “chiocciolina”, perché ricorda la lumachina, ma i russi per esempio la considerano più un cagnolino. I greci un papero, i tedeschi una scimmia, i coreani un mollusco. E poi ci sono i giapponesi che la identificano come un vortice mentre in Israele viene vista come un dolce arrotolato. Gli esperti la chiama “AT”, all’inglese mentre una cosa è certa: tutti riconosciamo la @ come l’ormai famosissimo simbolo di un indirizzo di posta elettronica.

È dunque ovvio che tale simbolo sia stato inventato ai giorni nostri.

Niente di meno vero. Molte macchine per scrivere di fine Ottocento ne facevano già uso. A dirmelo è un grande esperto conoscitore della storia delle macchine per scrivere, Domenico Scarzello, conoscitore ma anche ricercatore collezionista e restauratore di tale mezzi per la scrittura. Chi ha inventato allora questo strano simbolo? Molti di voi con una certa razionalità e logica penseranno a Steve Jobs, ma sappiate che siete sulla strada sbagliata.

Le origini della “moderna” chiocciolina sono tutte italiane e risalgono a ben cinque secoli fa.

Pensate infatti che una chiocciola esattamente uguale a quella che conosciamo oggi compare già in alcuni scritti commerciali e lettere di mercanti veneziani del Cinquecento. A trovarne traccia un docente di Storia della Scienza dell’Università la Sapienza di Roma, il professor Giorgio Stabile. In origine il nostro segno grafico di email della @ altro non era che un’abbreviazione di anfora, la tradizionale unità di peso e di capacità. Sì, perché nell’antica Grecia e nell’antica Roma era proprio un’anfora a servire da valore specifico di riferimento come unità di misura.

La usano con lo stesso scopo ancora spagnoli e portoghesi:

l’arroba equivale rispettivamente a quasi 31 libbre e a 32 libbre. Se intesa come unità di capacità dei liquidi corrisponde invece ai nostri 15 e 16 litri. In Francia si chiama arobase o arrobe e la sua origine etimologica è araba (ar-roub significa un quarto). Nel linguaggio contabile anglosassone, se seguita da un valore numerico indicante la quantità di moneta, la @ viene usata come commercial “AT”, con il valore di “at a price of ” (al prezzo di). Proprio con questo significato se ne trova già traccia – presso la Biblioteca del Congresso americano – in alcune carte di George Washington: ricorre più volte in una fattura del 20 settembre 1779.

La troviamo anche in uso nelle transazioni di borsa via Internet.

L’introduzione delle macchine per scrivere nel mondo degli affari e del commercio ha poi inevitabilmente ampliato l’uso di questo segno grafico. Ma qual è stata la prima macchina per scrivere a introdurre nella tastiera il tasto della chiocciola? Già nella Caligraph n. 2 Commercial Model del 1883 si trova un tasto contraddistinto dal carattere @, con il valore commerciale di area anglosassone.

Qualche anno dopo appare nella tastiera della Lambert del 1902,

prodotta dalla Lambert Typewriter Company di New York. Ma come ha fatto a diventare “marchio” per la posta elettronica dei nostri giorni? Grazie a uno dei padri di Internet, l’ingegnere americano Ray Tomlinson (1942-2016): Ray è il primo a individuare un sistema di posta elettronica nel senso moderno del termine. Di fatto Tomlinson lavorava per la Bolt Beranek and Newman, incaricata della progettazione di ARPANET – la progenitrice di Internet – per l’Arpa, l’azienda governativa dedita alle nuove tecnologie per uso militare. Va ricordato che all’epoca, i primi anni Settanta, erano già disponibili diversi sistemi di posta elettronica, ma presentavano un grosso limite: quello di consentire la comunicazione solo tra gli utenti della stessa macchina. In altri termini mittente e destinatario non potevano scambiarsi messaggi se erano collegati su sistemi diversi.

Quasi per gioco l’ingegnere pensò di ovviare alla lacuna

progettando un sistema in grado di collegare in rete macchine che operavano su sistemi diversi. Venne così alla luce SNDMSG (send message). Il programma ebbe inaspettatamente un enorme successo ma pose il problema di identificare in modo semplice e chiaro mittenti e destinatari dei messaggi.

Fu lo stesso Tomlinson a porvi rimedio:

bastava separare il nome dell’utente dal server che faceva le funzioni di cassetta della posta. Detto fatto, scelse la @ e nell’ottobre del 1971 spedì a se stesso il primo messaggio. Molto probabilmente il primo messaggio fu qwertyuiop e cioè la prima riga della tastiera americana.

Ma perché proprio la chiocciola?

A guardare una qualsiasi delle nostre tastiere solo pochi segni sono in grado di attirare davvero l’attenzione: £ $ % &, ma sono tutti e quattro già assegnati. Tomlinson non si lasciò incantare neppure da * e #, in seguito opzionati dalle società telefoniche. Quanto a #, il cancelletto, è diventato l’hashtag che tutti destiniamo ad altri usi. Ray si concentrò sulla @, vista su una telescrivente della American Telephone and Telegraph (AT&T), un carattere poco utilizzato e collocato sopra la lettera P. Probabilmente non sapeva neppure che questa chiocciola avesse una storia antica, semplicemente gli piacque.

Ecco svelato come, dalla fiorente economia della Serenissima,

passando attraverso l’impero navale inglese e sfiorando il mondo arabo, la Spagna e la Francia, la chiocciola è finalmente sbarcata sulle macchine per scrivere e infine sulla rete: un viaggio lungo cinque secoli, ma terribilmente moderno. Un viaggio meraviglioso e affascinante che ho potuto vivere grazie a Domenico Scarzello e alla sua straordinaria collezione storica di macchine per scrivere che potete visitare anche voi presso il museo posizionato nel locali della Bra Servizi in Via Monviso a Bra (CN).

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