Dalla Transilvania al Roero

E’ molto probabile che poche persone

siano a conoscenza che ad ispirare il famoso scrittore irlandese Bram Stoker, per la stesura del suo capolavoro “Dracula”, sia stato un incubo notturno procurato da una scorpacciata di granchi in insalata. Secondo quanto riferito dal suo biografo Harry Ludlam in sogno Stoker vide un vampiro che sorgeva dalla tomba per dedicarsi alla sua infame attività: prodigi imprevedibili del buon cibo!

Non solo, nelle prime righe del celebre romanzo gotico

uno dei protagonisti, il giovane Jonathan Harker, fa riferimento alla cena e alla colazione consumate presso l’Hotel Royal di Klausenburg, la moderna Cluj città e dipartimento della Transilvania centrale. Cita il pollo piccante della sera, il paprika hendl, un piatto Ungherese chiamato paprikáscsirke che Stoker menziona come piatto nazionale e facilmente reperibile ovunque nei Carpazi. Poi è la volta delle delizie mattutine: una sorta di porridge di farina di mais chiamato mamaliga e delle melanzane farcite con carne chiamate impletata. Tutti piatti ottimi per i quali Jonathan vorrebbe le ricette da portare in Inghilterra alla sua amata Mina.

La mamaliga è una polenta

che si mangia sia in Romania che in Moldavia, mentre per le melanzane credo ci sia come ingrediente principe il frutto della fantasia dell’autore. Purtroppo del Bram Stoker uomo sappiamo poco neanche Ludlam ci ha dato informazioni al riguardo, ma del tema di cui voglio parlarvi in questo mio scritto sappiamo moltissimo.

Io non viaggerò attraverso la Transilvania ma volerò come un falco

sulle meravigliose colline del Roero, non in Romania ma in Piemonte. Non sorgerò dalla tomba per succhiare sangue come Dracula ma mi tufferò nella vita dissetandomi con i grandi vini e deliziandomi con gli squisiti sapori di una terra unica. Il viaggio che vi propongo amici cari è ambientato nel Nord-Ovest Italia tra le Langhe e il Monferrato in una terra magica chiamata Roero. Del Roero ne fanno parte 25 territori comunali su di una estensione di 420 km² e con una densità di popolazione di circa 75.000 abitanti.

Le tante torri e castelli presenti in questo anfratto

di Piemonte testimoniano un passato nobile e aristocratico mentre il nome Roero deriva dall’antica famiglia astigiana dei Roero protagonista della storia medievale del luogo. Il dolce sali e scendi delle colline, le colline del vino con le vigne disegnate armoniosamente, i profumati frutteti, i castagneti secolari, la pianura dalle terre rosse e la piana degli orti di Bra sono ingredienti straordinari di un paesaggio dalle molteplici sfaccettature.

Il paniere dei prodotti tipici è decisamente variegato:

i grandi vini rossi e bianchi, le famose pesche di Canale buone anche in cucina come vuole la tradizione, le rinomate fragole profumatissime, le pere della Madernassa una varietà tipica ideale per la cottura, le pregiate nocciole del Piemonte e le castagne di ottima qualità. La tinca gobba di Ceresole d’Alba, un tempo fonte di ricchezza per la popolazione locale e riscoperta dagli appassionati anni fa. In cucina è ideale fritta, oppure immersa nel classico campione quello che richiede aceto e vino bianco locale.

La tinca è ottima e bisogna gustarla

al meglio nella pezzatura che va dai 100 ai 150 grammi nel suo carpione agrodolce, leggero, delicato. Ma Roero significa anche allevamenti di bestiame, vuol dire asparagi la cui raccolta inizia metà del mese di aprile per terminare alla fine del mese di maggio. Tra castelli e tipicità, tra passato e presente su questa terra si gusta una cucina che sa di vino e che frequenta filari e cantine, una tavola capace di presentare una forte personalità ricca di sapori, colori e profumi del tutto originali.

Una grande cucina deve essere accompagnata da grandi vini

e questo è un altro ingrediente che non manca. Il rosso più importante, il Roero, prodotto con uva Nebbiolo in purezza e a denominazione controllata e garantita richiede un minimo di invecchiamento di almeno due anni. Vino piacevole, elegante, profumato, importante, compagno affidabile dei grandi piatti dal territorio. I vini del Roero tendono ad essere eleganti e piacevoli già da giovani, ma hanno al contempo il grande pregio che, se dimenticati in cantina, ci danno la consapevolezza ora che berremo alla grande nel futuro.

Ho citato il pregiato Roero

ma anche Barbera, Nebbiolo e i bianchi come la Favorita e l’Arneis. L’Arneis è stata la grande scommessa di alcuni produttori negli anni 70, quando se ne contavano pochi filari sparsi qua e là nella vigna. Ma la scommessa è stata vinta ed è diventato un vino bianco che negli ultimi decenni ha riscosso un grande successo nazionale e internazionale divenendo traino per l’economia della zona. Morbido, profumato, fresco, elegante piace ai consumatori di tutte le età sia uomini che donne.

Nelle vigne di questa parte di Piemonte troviamo i classici Ciabot.

Si tratta di veri esempi di architettura agreste senza architetti, piccole costruzioni in muratura un tempo utilizzate come ricovero per gli attrezzi, come riparo dalle intemperie e, why not, per qualche scappatella amorosa. Amoreggiare tra i filari ha sempre il suo fascino.

Parti integranti del paesaggio e delle bottiglie di buon vino

diversi Ciabot sono stati negli anni ristrutturati e i lavori si sono proprio attivati per riportarli agli antichi utilizzi, per altri invece ci sono stati dei veri restyling che li hanno trasformati in deliziose sale degustazione o addirittura in stanze da pernotto: pensate al delizioso piacere di apprezzare un pranzo o di trascorrere una notte nel mezzo di una vigna rigogliosa.

Termino il mio viaggio citando l’elemento più rappresentativo della cucina,

del Re per antonomasia non della Transilvania ma della terra delle rocche del Roero: il tartufo bianco, che qui è l’ultimo della stagione ma il primo dell’annata. Lo si cerca e raccoglie durante le prime settimane dell’anno nuovo.

Se Bram Stoker, invece del vampiro,

avesse sognato un Ciabot e due amanti tra i filari, magari dopo avere mangiato dei tajarin al tartufo e bevuto un gran vino rosso, non avrebbe scritto il più famoso romanzo gotico della storia…ma il più grande romanzo goloso sì!

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