Io, Mike e Pavia

Sono trascorsi oltre trentacinque anni,

eppure io quel sabato sera lo ricordo ancora con una discreta nitidezza. Avevo una ventina d’anni e lavoravo in una Radio Privata di Torino. Al giovedì e al sabato sera, per arrotondare, andavo nelle sale da ballo a presentare le serate in cartellone: cantanti da balera, orchestre, eventi e qualche volta personaggi celebri. Erano le sale che negli anni 50 e 60 avevano vissuto i loro momenti migliori ma che gli anni 80 stavano lentamente spegnendo: i dischi di vinile a tutti gli effetti stavano prendendo inesorabilmente il posto delle serate live in stile Fred Buscaglione.

Quel sabato sera avrei dovuto semplicemente introdurre e presentare

lo spettacolo di Mike Bongiorno ma i miei vent’anni e la fama di quel nome così celebre mi misero in corpo una certa ansietà. Lo spettacolo di Mike, che arrivò puntualissimo e abbronzatissimo, altro non era che una sorta di quiz dal vivo con vari premi da destinare ai presenti in sala. D’altronde lui era l’indiscusso “Re dei Quiz” e i premi, i cadeaux, erano offerti dalle aziende sponsor che lo sostenevano. Tra i vari regalini per il pubblico pagante ricordo perfettamente i colorati ed eleganti ombrelli di una nota pellicceria la cui unica sede era situata in una città del sud della Lombardia: Pavia.

Avrete sicuramente compreso

di chi sto parlando anche se non saranno gli ombrelli, le pellicce o lo stesso Mike a stimolare il prosieguo di questo mio breve racconto, quanto piuttosto Pavia e la sua provincia; le bellezze architettoniche della città storica, le deliziose visioni paesaggistiche delle risaie e delle colline, la diversità dei territori e i sapori del suo paniere dei prodotti tipici. Su questa terra estremamente ricca di diversità ci sono capitato varie volte per motivi di lavoro e non, e in ogni circostanza ne ho assaporato fascino e gusto.

La città di Pavia, con il Castello Visconteo, il palazzo del Broletto,

il Duomo, la Basilica di Santa Maggiore, il Ponte Coperto, San Teodoro, la Certosa e tanti altri siti storici di raffinata bellezza. La pianura con gli specchi d’acqua delle risaie e le colline dove le vigne si susseguono in un continuo alternarsi di vitigni autoctoni e internazionali. La sequenza variegata dei prodotti tipici della terra e di quelli trasformati dalle mani dell’uomo. La Cipolla Rossa di Breme, la Zucca Bertagnina di Dorno, il Fagiolo Borlotto di Giambolò, il Salame d’Oca di Mortara, il Salame di Varzi, l’Asparago rosato di Cilavegna, la Ciliegia di Bagnaria, il Peperone di Voghera, formaggi come il Montagnino e il Pizzocorno e tanti altri come il buon riso della Lomellina e il vino dell’Oltrepò.

Così, come ricordo con affetto la serata con Mike,

ricordo con altrettanto affetto Il mio ultimo soggiorno in terra pavese che ebbe inizio al Castello di Belgioioso. C’era in scena una piacevolissima manifestazione legata allo stare bene denominata “Armonia”. Un vero e proprio Festival di proposte per il benessere atto a insegnare alle persone a trovare un giusto equilibrio psicofisico interiore mediante una più approfondita conoscenza delle arti per la salute.

Terminata la visita alla manifestazione,

dopo essermi goduto la bellezza del Castello e il piacere di un trattamento di reflessologia facciale, avvertii quel giusto languore che ti spinge a cercare qualcosa per pranzo. E’ al “Gandulin” (cucina con bottega) che mi gustai così un buon risotto con gli asparagi locali abbinato ad una deliziosa Bonarda dell’Oltrepò. A prepararmelo fu lo chef Vincenzo Triolo mentre, per pura curiosità, dico che con il termine dialettale “Gandulin” si indica il nocciolo della ciliegia.

Dopo il risottino raggiunsi le sponde del Ticino

a Pavia in centro città, in prossimità del grande Ponte Coperto, dove mi godetti una piacevole navigazione sulle acque del fiume a bordo di un piccolo battello per una buona ora. A ruota intrapresi un percorso didattico turistico cittadino tra palazzi, chiese, strade, vicoli, curiosità e nozioni storiche. Pavia è una città che merita assolutamente di essere conosciuta e apprezzata.

A fine giro una doccia rilassante in hotel

e appuntamento con altri colleghi giornalisti per la cena. Raggiungemmo un locale caratteristico con giardino esterno: l’Hustaria di Giügatòn per gustare piatti della tradizione e vini del territorio pavese. Risotto con fagioli e Buttafuoco, antipasti tipici, tortelli di ortiche, carni con verdure.

L’indomani, dopo una velocissima colazione,

arrivai presso il Comune di Varzi per incontrare un salume tipico a denominazione di origine protetta: il Salame di Varzi. Non vi tedio con la spiegazione della filiera produttiva, vi dico però che stiamo parlando di un salame realizzato con tutti i tagli del maiale, nobili e poveri, di un prodotto di alta qualità della norcineria italiana, di un salume decisamente buono e pregiato. A ricevere me e gli altri colleghi all’interno del loro salumificio “La Scaletta” c’erano i gentilissimi fratelli Garabello. Il nome non tradisce in quanto di squisita origine piemontese della provincia di Cuneo. Il loro papà infatti si trasferì a Varzi per il servizio militare nell’arma dei Carabinieri e, come è accaduto a tanti giovani di leva, in loco trovò moglie, lavoro e famiglia. Una bella storia tipicamente italiana. Oltre al salame D.O.P. i Garabello erano in produzione di coppe, pancette e altri salumi locali.

Ancora uno spostamento.

Penserete mica che abbia trascurato il buon vino! Viaggiai per poco più di 30 km e raggiunsi, sempre con i colleghi, la località Campolungo di Montalo Pavese. Ad attenderci per l’aperitivo e il pranzo i titolari della Cantina “Cà del Santo”, Laura Bozzi e Carlo Saviotti. Interessantissime bollicine metodo classico Pinot Nero 100% in diverse sfumature abbinate agli stuzzichini per iniziare. Dall’aperitivo al pranzo. Gli affettati locali e la battuta al coltello di razza piemontese con due piacevoli Bonarde. Il ragù della nonna, quello fatto con carni di coniglio, maiale e manzo per il condimento dei tajarin. Ottimi davvero.

Carlo, l’enologo titolare della Cantina

con il primo piatto ci raccontò e servì un meraviglioso blend di Pinot Nero e Cabernet Sauvignon. Ricordo bene che mi piacque moltissimo, elegante, di corpo, presente. Per secondo i nostri ospiti avevano preparato una tagliata di manzo a dir poco deliziosa e ci abbinarono un vino che mi deliziò in modo particolare. Il suo nome è Carolo è ed prodotto con Barbera, Croatina, Uva Rara e Vespolina. Fu poi la volta del dolce e con lui il Moscato Passito (Botritis Muscà), altra perla della Cantina di elevata raffinatezza. Trovai dunque una bella situazione enologica e i suoi vini: Riesling, Nebbiolo, Moscato, Barbera, Cabernet, un rosé 100% di Croatina. Una piccola realtà con 13 ettari di vigneti di proprietà e persone capaci a fare il vino buono e ad essere gentili e ospitali.

Dopo tutte le prelibatezze che in parte vi ho raccontato

mi fermai ancora con Carlo a chiacchierare di vino e di qualche piccolo piacere del palato da abbinare alle loro bottiglie. Poi i saluti di rito e il rientro verso casa. Poche ore pavesi sono bastate anche in quella occasione, per avere in regalo piacere ed emozioni.

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