La magia e la storia, la piacevolezza e l’eleganza: il “Piceno”

Sono circa le 11 del mattino quando arrivo nel centro di Ascoli Piceno.

Sono partito da casa di buonora e ho percorso circa 700 chilometri per arrivare a destinazione ma non sono stanco, anzi, so bene che avrò nei giorni a venire tante scoperte da fare e l’entusiasmo non manca. Ci saranno territori da visitare e sapori da gustare, persone da incontrare e meraviglie architettoniche da vedere che ancora non conosco. Dopo avere preso alloggio nell’antico palazzo seicentesco dove soggiornerò ed essermi rinfrescato il volto mi reco all’Entry Point. E’ situato sul Corso Vittorio Emanuele non lontano dalla mia base in centro città, motivo per cui ne approfitto per una prima passeggiata con tanto di veduta sulla Cattedrale di Sant’Emidio e sulla splendida piazza Arringo.

Giunto all’Entry trovo gli amici del progetto “Mete Picene”,

sono loro ad avermi invitato insieme ad altri colleghi giornalisti. Il nostro primo incontro ha lo scopo di farci conoscere al meglio il progetto che è stato realizzato dal Bim Tronto (Bacino Imbrifero Montano del Tronto) con la Fondazione Carisap (Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno), nell’ambito del Masterplan Terremoto, in partenariato con Opera Cooperativa Sociale e La Casa di Asterione, e che ha lo scopo di valorizzare il sistema museale al fine di incrementare sul territorio un turismo culturale ad ampia valenza sociale.

Il Progetto “Mete Picene”

Il progetto abbraccia un territorio di 17 comuni dell’entroterra piceno posizionati nell’area del cratere del sisma e nel perimetro del Sistema Museale Piceno: Ascoli Piceno, Acquasanta Terme, Arquata Del Tronto, Castel Di Lama, Castignano, Colli Del Tronto, Comunanza, Cossignano, Force, Montalto Delle Marche, Montedinove, Montegallo, Montemonaco, Palmiano, Roccafluvione, Rotella, Venarotta. L’importante iniziativa tende alla valorizzazione e al potenziamento della rete del Sistema Museale Piceno, creata dal Bim Tronto nel 2017 dopo i gravi eventi sismici, al fine di operare con un nuovo modello di turismo socioculturale come mezzo di rilancio economico e superamento dei tragici momenti. I Musei che aderiscono al sistema sono davvero tanti e ognuno ha una sua dimensione ben specifica risultando di notevole interesse per il turista sia italiano che straniero. Ma, come molti di voi sapranno, non c’è Ascoli senza Oliva Ascolana! Dopo la presentazione delle Mete un momento goloso con una delle squisitezze più famose e buone d’Italia e gli addetti del Consorzio di Tutela dell’Oliva Ascolana DOP.

Le Olive Ascolane

Quando si parla di varietà Ascolana menzioniamo una pianta vigorosa, che raggiunge gli 7-8 metri di altezza e con una vegetazione molto folta. Le drupe sono di forma ovale e hanno una dimensione che può variare dai 6 agli 8 grammi. Il colore è verde paglierino mentre il nocciolo è piuttosto grande 15-16% del frutto.

Per preparare un’ottima e originale Oliva Ascolana,

parlo di quella farcita, bisogna utilizzare solo ed esclusivamente la Cultivar “Oliva Tenera Ascolana del Piceno”, e questo passaggio è di primaria importanza. Intanto diciamo che per 5-6 persone, occorrono circa 60 olive farcite, poi dobbiamo avere: 400 g di carne di manzo, 150 g di carne di maiale, 50 g di pollo o tacchino, 100 g di parmigiano grattugiato e uova per la panatura; e poi pane grattugiato, farina, noce moscata, olio evo, carote, cipolle, sedano, vino bianco e sale: e naturalmente le olive! Per il vino se ci atteniamo alle regole dev’essere un Falerio.

Altri eventuali ingredienti come il pomodoro sono facoltativi.

Le olive devono essere tagliate a spirale e private del nocciolo, le spirali andranno in acqua fredda e salata per diverse ore: anche 15. Nel frattempo si dovranno cuocere le carni alle quali, a fine cottura, verrà aggiunto il vino. Il tutto verrà poi passato al tritacarne e aromatizzato con la noce moscata e legato con uova e formaggio. Fate attenzione perché l’impasto dovrà risultare morbido.

A questo punto subentra la capacità e l’arte nel riuscire ad avvolgere l’impasto

con le spirali facendo in modo che l’oliva riconquisti la sua forma originale. Poi si procede con la farina e l’impanatura per far sì che i frutti ritrovino la dimensione di partenza. Le nostre olive verranno cotte in abbondante olio di oliva extravergine muovendole per qualche minuto. Eventualmente si possono, prima delle frittura, conservare per qualche giorno in frigorifero oppure surgelare. Esiste una variante “marinararipiene di pesce e invece del manzo, maiale, pollo o tacchino, si farciscono con pesci tipo merluzzo, scorfano, cernia.

Monsampolo e il Museo delle Mummie

Dopo il piacevole momento di gusto saliamo a bordo delle navette per iniziare il nostro tour. La prima tappa è il Comune di Monsampolo. All’arrivo percorriamo le piccole e caratteristiche vie del borgo, su alcune case sono ancora visibili i segni del terremoto di qualche anno fa. Ci dirigiamo verso la bellissima chiesa Maria SS Assunta i cui lavori di edificazione iniziarono nel 1572 in concomitanza dello sviluppo demografico del posto. Situata nel punto più alto della contrada Pian delle Fosse, così denominata per la presenza di fosse granarie rinvenute di recente nei sotterranei della chiesa, al suo interno sono custodite opere artistiche di alto pregio. Un crocifisso ligneo policromo del XV-XVI secolo, una pala raffigurante l’Ultima Cena di Pietro Gaia (1596) e altre creazioni di particolare interesse storico artistico.

Ma la particolarità più interessante da vedere assolutamente è il Museo della Cripta.

Al di sotto della chiesa, nella cripta, nel 2003 durante i lavori di restauro vennero alla luce 18 fosse circolari, quattro ossari e una tomba di bambino. Le vecchie fosse granarie vennero dunque utilizzate nel tempo come cimitero cittadino. Nel prosieguo dei lavori, con l’abbattimento del muro della Cappella della Buona Morte, il nome di una confraternita che nel 1600 si occupava della sepoltura dei defunti, alla luce vennero anche un ragguardevole numero di corpi mummificati con tanto di abiti. Non scendo nei particolari tecnici delle varie tecniche di mummificazioni utilizzate da diversi popoli nel corso dei secoli, mi limito a dire che questi soggetti ritrovati sul luogo hanno subito un fenomeno di disidratazione spinta. Una ventina di corpi che, fatta eccezione per due persone, sono vestite e questo consente agli studiosi di ripercorrere la storia dell’abbigliamento dei ceti popolari della Vallata del Tronto tra il 16oo e il 1800. Inutile dire che è da vedere in quanto interessantissimo.

Sempre a Monsampolo, durante il periodo natalizio,

non perdete la grande esposizione dei Presepi artistici realizzati dal maestro Lugi Girolami, storico presepista e inventore delle “tecniche monsampolesi”. Nei suoi Presepi viene rappresentata la Natività in contemporanea la storia e l’evoluzione dell’uomo. Presepi ambientati nell’antico Egitto, tra gli Indiani d’America, ad Alberobello, nel Medioevo, in Palestina e in Cina, una collezione ricchissima curata nei particolari con arte e maestria. Il viaggio continua.

Monteprandone e gli antichi Codici di San Giacomo della Marca

Di straordinario interesse storico religioso sono i 61 volumi della libreria del Santo conservati all’interno del Museo Civico dei Codici di San Giacomo della Marca a Monteprandone, deliziosa località posizionata su di un colle a 280 metri sul mare. Tutta questa zona, il Piceno, si divide tra mare e montagna entrambe raggiungibili in pochi minuti. Monteprandone, per esempio, dista ad un passo dalle dorate spiagge di San Benedetto del Tronto e dalla sua altezza è visibile un meraviglioso panorama sull’Adriatico e allo stesso tempo sul Gran Sasso e i monti Sibillini.

Tornando ai volumi del Santo i più pregiati sono i quattro autografati

con trascrizioni di sermoni e omelie. Si aggiunga poi una lettera che San Giacomo inviò a San Giovanni di Capestrano. Ad impreziosire il Museo due mappe del paese datate XVIII e XIX secolo. Inoltre una moneta risalente al 1652 e coniata da Carlo II Gonzaga-Nerves in occasione della nascita del figlio Federico Carlo. La storia ci dice che Carlo II e sua moglie, Clara d’Asburgo, non potessero avere figli e soltanto dopo l’invocazione al Beato San Giacomo della Marca riuscirono a procreare.

Ma chi era Giacomo della Marca?

Nato nel 1393 a Monteprandone venne battezzato con il nome di Domenico Gangale. Laureato a Perugia (1412) in giurisprudenza preferì entrare a fare parte dei Frati Minori (1416) piuttosto che seguire il cammino per cui aveva studiato. Predicatore, pacificatore, nunzio apostolico, fu consigliere di Papi e di Re. A lui si devono la costruzione di ospedali, conventi, orfanatrofi e biblioteche, morì a Napoli nel 1476. La sua canonizzazione è avvenuta nel 1726 per mano di Papa Benedetto XIII. La giornata è stata lunga ed interessante, è tempo di rientrare ad Ascoli la cena ci attende, e sono certo che non mancheranno alcuni sapori locali.

Quattro passi tra i sapori

Non mi sono sbagliato. Ci accomodiamo ai tavoli di una tipica locanda con marcati richiami medioevali. L’ambiente è molto carino, il personale gentilissimo e i piatti deliziosi. Si inizia con carosello di salumi e formaggi locali, come da tradizione, e a ruota il fritto misto ascolano. Si prepara friggendo vari tipi di verdure e si arricchisce con le olive ascolane farcite e la costoletta d’agnello. Segue una superba zuppa di farro, fagioli e funghi: il bis è doveroso! Ci vengono poi serviti dei gustosi ravioli e di seguito le tagliate di carne bovina marchigiana, tenere, succulenti, abbinate a funghi, verdure grigliate, salse e scaglie di formaggio; il tutto annaffiato da vino rosso Piceno. Un sodalizio tra ambiente, persone e cucina decisamente ben riuscito.

Montemonaco e il Museo della Sibilla

Di buon’ora il mattino successivo il gruppo riparte per raggiungere Montemonaco a 980 metri sul mare vera perla dei monti Sibillini inserita nel Parco Nazionale. Qui la nostra meta è il Museo della Sibilla. La Sibilla, profetessa antica, regina delle fate vive nel profondo paradiso sotterraneo della montagna. Il suo mito ha origini medioevali come sunto di antichi culti risalenti all’era del Bronzo tardo. Qui tra tradizioni celtiche, leggende Bretoni, riti ed eresie, si narrano le storie di cavalieri perduti o salvati. Credenze e fantasie, realtà e stregoneria, magia e mistero che fanno della Sibilla e del suo regno sotterraneo una leggenda decantata da Antoine de La Sale nel XV secolo e ancor più da Andrea da Barberino nel suo libro “Guerin Meschino”. L’intero libro è dedicato alle avventure del cavalieri che si reca ad interrogare la Sibilla nella sua grotta incantata rimanendone prigioniero per un intero anno.

Rupi e balzi scoscesi sono tipici dei questi monti nei secoli luoghi di culto

a cielo aperto come la grotta della Sibilla ormai franata e perduta. Della grotta alcune mappe ne parlano nel XV secolo anche se la conoscenza del luogo appartiene già ad un paio di secoli prima. Frequentata da avventurieri, negromanti ed eretici tra medioevo e rinascimento, è stata oggetto di studi da parte di archeologi, geologi, naturalisti, tutti con il profondo desiderio di trovarla così, come descritta da La Sale, avvolta dai suoi misteri più reconditi. Una lunga storia che passa attraverso uomini determinati come Giovambattista Milani, Giuseppe Bellucci, Pio Rajna, Domenico Falzetti, Giuseppe Antonini e tanti altri che dall’inizio dell’ottocento ad oggi hanno dapprima individuato la Grotta e poi assistito al crollo definitivo avvenuto tra gli anni 50 e 60. Al luogo incantato tra storia e leggenda si lavora ancora oggi ma al turista deve interessare l’atmosfera che si respira al Museo, deve essere da stimolo per socchiudere gli occhi e sognare: che importa se è realtà o fantasia. Sul territorio di notevole interesse sono anche la flora e la fauna, il paesaggio e le tradizioni di questa magica montagna che incanta ancora oggi.

Il Tordo Matto ed altre piacevolezze

Lasciamo le favole e ci rituffiamo nei sapori locali. Per pranzo si arriva a Comunanza presso un ristorante che propone solo ricette tipiche locali. Qualche salume, giusto per iniziare, un tortino di polenta con fonduta di formaggio e tartufo e come primo i vincisgrassi. E’ la tipica lasagna marchigiana ma qui a dire il vero preferiscono chiamarla timballo: io la chiamo eccezionale, perché è davvero buonissima. Ma il piatto forte che, come giornalista enogastronomico non posso perdermi assolutamente è il “tordo matto”. Premetto che nulla ha a che vedere con il tordo matto laziale, questa è una ricetta tipica del posto con tanto di disciplinare approvato nel giugno 2008 e depositato presso il Comune nel mese di novembre dello stesso anno. Il tordo matto alla Comunanzese si prepara con il culaccino di maiale, bacche di ginepro rosso, aglio, rosmarino, sale, pepe e velo di maiale; si cuoce sulla griglia ed è spettacolare: non provarlo è pura follia!

Ascoli: Museo a cielo aperto con sorpresa serale

Torniamo in città, ad Ascoli, dove la storia trasuda dai muri dei palazzi, delle case, delle chiese, dove tutto è da guardare e scoprire. Città romana e medievale, luogo delle cento torri e corte rinascimentale. Ascoli a dimensione d’uomo con i suoi vicoli, le “Rue”, e le sue piazze, con una pinacoteca di grande spessore e la modernità che avanza. Bella, storica e avvolgente, con il suo tipico travertino che riveste di prestigio le dimore. Se non l’avete ancora visitata fatelo perché ne rimarrete impressionati da tanta bellezza.

Per il gruppo, oltre alla visita cittadina accompagnata da una guida esperta e gentile,

c’è una piacevolissima sorpresa di fine giornata. Facciamo una pausa nei vari alloggi che ci ospitano e per le ore 20.00 ci portiamo tutti nella Piazza del Popolo dove ha sede lo storico Caffè Meletti dal 1907 celebre per la sua Anisetta prodotta con l’anice verde di Castignano. Ci accomodiamo nelle sale superiori per la cena ma è lampante che stiamo per vivere una serata speciale. Facciamo un tutto nel passato: siamo nel 1960 sul set di un film. Sto parlando di un lavoro del maestro Francesco Maselli, più conosciuto come Citto Maselli, classe 1930, realizzato ad Ascoli e in modo particolare presso il Caffè Meletti.

Il film in questione è “I Delfini” ovvero la storia dei figli della ricca borghesia che trascorrono le loro giornate tra ozio, noia e banali divertimenti in attesa di iniziare a lavorare presso le aziende di famiglia. Tra gli attori spiccano una giovane Claudia Cardinale e un affascinante Thomas Milian, con loro Betsy Blair, Sergio Fantoni, Enzo Garinei. Il film è rimasto nei cuori degli ascolani e durante la serata si festeggiano i 60 anni dell’uscita alla presenza del maestro Maselli. Tra una portata e l’altra ci vengono proposti spezzoni del film (restaurato nel 1998 nell’ambito della campagna Adotta un film – 100 film da salvare), scene del backstage e alcune comparse locali di allora raccontano come venne vissuto in città l’evento cinematografico. Citto Maselli, all’alba dei suoi 90 anni, ci regala grandi sorrisi raccontando aneddoti degli attori sconosciuti al pubblico.

Una serata speciale

che non mi distrae nel degustare i piatti e, soprattutto, nel godermi delle piacevolissime bollicine di Passerina e un prezioso Pecorino che qui non è solo un formaggio ma anche un vino importante del territorio.

Mete Picene: mete da vivere

Vi ho soltanto segnalato una piccolissima parte di quanto potrete vedere ed assaporare su questa terra, i Musei sono tantissimi: del fischietto, delle pipe, della terracotta popolare, della rana, della bacologia, della pajarola, del ricamo, della ceramica; e poi chiese, fortezze, collegiate, antichi borghi, spiagge e montagna. La cucina locale è ricca di ricette uniche e ingredienti di qualità, i vini sono pregiati sia bianchi che rossi, la gente è cordiale e ospitale. Fate base ad Ascoli e vedrete come in pochi chilometri potrete raggiungere tutte le pagine di un meraviglioso libro storico che si chiama Piceno. Mete Picene vi propone ben 6 itinerari esperienziali accompagnati da ottimi ciceroni che sapranno farvi vivere emozioni speciale.

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