L’antica Roma a Pont Saint Martin

Anche oggi è arrivata puntuale la voglia di raccontare.

Raccontare per rivivere, riassaporare, respirare ancora momenti ed emozioni, piaceri e chilometri, sapori e luoghi, persone e tradizioni. L’altro giorno sono tornato nella mia città natale e mi è bastato rivedere il tram numero 10 per volare con la memoria alla gioventù. Il tramway o meglio il tramvai, come dicevano i cittadini di Torino quando erano torinesi, oggi non ha più i colori delle mie corse giovanili ma il numero, almeno quello, è rimasto.

Stamane invece mi sono alzato pensando alla grandezza dell’Impero Romano,

la vastità del territorio, le legioni e i loro generali, il senato e le leggi, le feste sfarzose e le ingorde cene dei nobili. Sarà per questi pensieri, in parte storici e in parte mangerecci, che mi è tornata alla mente una serata valdostana di qualche anno fa. Si, valdostana. La Valle faceva parte del grande Impero e come se non bastasse io vi parlerò di una serata a Pont Saint Martin, un tempo passaggio per la via delle Gallie e in seguito per la via Francigena.

Pont Saint Martin

è oggi un comune con poco meno di 4 mila abitanti posto nella parte sudorientale della Valle d’Aosta. In paese a testimonianza di un passato romano importante, Pont fu anche terra di confine con il regno dei Franchi, il ponte romano edificato nel primo secolo avanti Cristo. Posto sul torrente Lys con i suoi 23 metri di altezza e 31 metri di lunghezza è stato utilizzato per quasi 2 mila anni. Durante la seconda guerra mondiale Pont venne distrutta da un pesante bombardamento, ma l’antico ponte ne uscì indenne da quella tragica esperienza bellica.

A lui è legata la leggenda di San Martino e del suo patto con il Diavolo,

ma di questo potete trovare di tutto in rete, così come potrete documentarvi sullo storico carnevale di Pont Saint Martin che rievoca proprio la Roma di un tempo. Tra i protagonisti del momento festoso: San Martino, il Diavolo, la ninfa del Lys, i Romani e i Salassi. Ma se non vi parlo della leggenda non vi parlo del carnevale: perché mai citare Pont?

Ho detto antica Roma

e ho ricordato le ingorde cene dei nobili e io il Valle ci andai quella sera proprio per la rievocazione di una succulenta cena ambientata nell’antica, affascinante, stupefacente, meravigliosa Roma Imperiale! Arrivai nel tardo pomeriggio di un giorno del mese di luglio, la temperatura ottimale per una cena all’aperto e la location scelta per l’occasione devo dire in sincerità davvero in tema.

Anche i partecipanti iniziarono ad arrivare e a cambiarsi d’abito:

le tuniche presero il posto delle gonne e dei pantaloni, i sandali delle scarpe, i mantelli delle maglie e nastri, corone, fiori e repliche di gioielli in stile completarono la vestizione. In costume anche gli addetti al servizio ai tavoli, le ballerine e gli intrattenitori. Le musiche più che consone alla rievocazione fecero da sottofondo per la danze, passi studiati e bene interpretati, mentre i fuochi iniziarono a respirare nei bracieri. Il sole iniziò a calare e l’atmosfera divenne sempre più autentica e capitolina.

Avvocati, medici, operai, studenti,

si trasformarono in consoli, senatori, nobili donne patrizie, dando così vita a un angolo di Roma splendidamente riscostruito nel giardino di una Domus con tanto di porticato sormontato da colonne di pietra, e poi tavoli, divani, bighe, scudi e lance ad arricchire una scenografia degna di un grande film su Giulio Cesare.

Brocche e bicchieri di terracotta,

coppe d’orate, piatti e ciotole di finissimo legno. Il menù ricco, saporito, vario, sostanzioso e veramente buono, studiato alla lettera per vivere il passato nel modo più corretto. I romani dell’Impero avevano sicuramente un palato differente dal nostro di oggi, ma sapevano molto bene cos’era buono e mangiavano divinamente.

Per la cena

gli organizzatori non solo avevano ricercato attentamente ingredienti e ricette di allora, così come tutto ciò che non c’era a quel tempo, ma avevano rielaborato il tutto miscelando passato e presente in modo delizioso e armonioso.

Leggete con attenzione cosa fu preparato

e immaginate che squisitezze si sbaffavano gli antichi dell’odierna capitale. Noemi, una signora dell’organizzazione mi presentò gli antipasti e il primo. Capesante con crema e punte di asparagi, veramente divine. Focaccia di farro senza lievito condita con alici, a dir poco deliziosa.

Paté di olive spalmato su pane di farro

con sopra grattugiata della ricotta di capra; ai tempi dei romani i formaggi erano in prevalenza di capra. Quarti di pere avvolte nello speck e cotte al forno. Lo speck che conosciamo noi oggi non c’era allora ma per la conservazione delle carni o si salava o si affumicava. Minestra di farro con zucca e ricotta di capra, delicatissima.

Per raccontarmi cosa avessero preparato come piatto forte, le carni,

ci fu Oscar che trovai al quanto sudato alle prese con brace e griglie. Agli antichi romani piaceva decisamente la cacciagione che cuocevano sui fuochi dopo averla lasciata in fusione con le erbe di campo e il loro vino; motivo per cui avevano messo a marinare anche loro con gusti adeguati al passato svariati polli che io trovai già sulle griglie più che roventi.

Poi Oscar mi fece vedere una meravigliosa porchetta

in cottura nella teglia posta sulle pietre sopra al fuoco caldo e bello vivo. La porchetta ai romani piace ancora oggi ed è una ricetta cult da quelle parti. Ariccia insegna.

Infine come terza portata a base di carne

una ricetta che preparavano così già un tempo: delle quaglie ripiene di sale e uva di stagione cotte avvolte nella foglia di vite. Un tripudio di sapori. La signora Elisabetta, anche lei come Noemi e Oscar dell’organizzazione della serata, mi descrisse il dolce. Delle tortine di farro ripiene di pere a pezzi macerate nel vino passito e cotte al forno, un’altra piacevolezza per il palato.

I pani di farro e di segale con farina di grano duro.

Assenti i vini d’epoca romana, allora non bevevano come noi e allora i buoni vini della Valle che sono pregiatissimi e di grande qualità. Altra assente giustificata la sala liquida garum che i romani preparavano con le interiora del pesce e che crediamo non incontrerebbe i gusti dei giorni nostri.

Anche oggi ho ricordato, rivissuto e raccontato.

Fu una bella serata, mangiai divinamente e bevvi alla grande, trascorsi momenti in buona compagnia comodamente sdraiato su di un divano in stile, e mi godetti, sentendomi un Patrizio e non un Fabrizio, un grande spettacolo finale interpretato da una giovane e bravissima ragazza di Biella che con i suoi giochi di fuoco ci fece trascorrere attimi piacevolissimi.

Spettacolo bello e in armonia con l’Impero…questa volta Valdostano.

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