Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano

Il gas l’ho chiuso,

il trolley è pronto, il pieno di carburante all’auto l’ho fatto: ok, posso partire. In realtà il viaggio che vi propongo in questo breve racconto è solo virtuale, ma sono certo che al termine della lettura avrete una gran voglia di prepararvi e partire. Partire per raggiungere un lembo della mia Italia costituito da ben 38 comuni di 5 province. 223.229 ettari dislocati in un’area dell’Appennino tra i Passi Cisa e San Pellegrino e nelle valli che scendono verso la Via Emilia e nei versanti di Lunigiana e Garfagnana.

Le province sono quelle di Parma, Reggio Emila, Modena, Massa Carrara, Lucca

mentre l’area in questione il 9 giugno del 2015 a Parigi è stata riconosciuta da Unesco come riserva mondiale dell’Uomo e della Biosfera: Un’area “MaB” (acronimo che significa Man and the Biosphere). Dei 38 comuni 13 fanno parte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano che ha operato come capofila per il raggiungimento del prestigioso riconoscimento fortemente voluto anche dai Parchi regionali dell’area, dalle scuole, dalle Istituzioni, dalle organizzazioni e, soprattutto, dai cittadini.

Parlare di quest’area significa abbracciare

un mondo tanto meraviglioso quanto variegato, vuol dire menzionare la naturale bellezza dell’appennino vera spina dorsale d’Italia.  Non c’è comune dove non ci siano dei valori da conservare e tutelare, valori ricchi di storia antica. Le bellezze del territorio con le sue colline, i monti, i piccoli laghi, i castagneti secolari, le faggete, i corsi d’acqua e le vette. Il patrimonio artistico architettonico impreziosito da palazzi, torri, castelli, fortezze e luoghi di culto. La varietà delle erbe spontanee e le essenze dei pascoli, habitat straordinario per le greggi e le mandrie; la fauna selvatica che comprende animali come il lupo e l’aquila reale.

Se viaggerete in modo reale e non virtuale respirerete il lavoro delle donne e degli uomini

di questa terra, gente orgogliosa e caparbia che ama le proprie origini, le difende e ve le offre con un delicato senso dell’ospitalità. Qui si sta bene, la gentilezza e la garbatezza sono una costante. Durante l’anno numerose sono le manifestazioni e gli eventi che rievocano la storia e le tradizioni popolari dell’Appennino, storia dei secoli più remoti e del passato più recente; poi le tradizioni contadine con il loro sapere e i loro sapori. Tra tanta bellezza naturale, tanti borghi e testimonianze storiche cosa troviamo di buono per il palato nell’aerea MaB?

Amici cari,

se manca al mio racconto una componente per convincervi a partire, ecco che ve la sottolineo subito: il buon cibo e la buona cucina territoriale. Trovate voi un altro comprensorio che, nelle dimensioni geografiche di cui vi ho reso partecipi, possa offrirvi tra prodotti della terra e prodotti dell’uomo ben 64 eccellenze a dir poco uniche!

Prodotti famosi in tutto il mondo come il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma,

coma la Mortadella e il Cotechino, come il Pecorino e i Salami alla Cacciatora. Ma il paniere è talmente ricco da fare impazzire di piacere qualsiasi “buona forchetta”. Ve ne cito alcuni ma vi dico anche che gli altri dovrete cercarveli e assaggiarli di persona: Biroldo della Garfagnana, Pattina di Comano, Zuccotto, Pancetta Canusiana, Mondiola della Garfagnana, Crisciolette di Cascio, Semitenero Loiano se parliamo di prodotti dell’uomo. Farina di Neccio, Pera dell’Emilia Romagna, Cipolla di Ripola, Mela Binotto, Fagiolo di Zeri, Farro della Garfagnana, per parlare invece di prodotti della terra.

Tutto questo è in sintesi l’Appennino Tosco Emiliano,

il Parco Nazionale e l’area MaB Unesco, una zona dove passeggiare, fare escursioni a cavallo, trovare prodotti tipici di tutti i generi, pranzare e cenare in ristoranti e trattorie tipiche, visitare caseifici, prosciuttifici e cantine. Una terra dove inebriarsi di cultura, all’interno di un castello o di una pieve, dove rimanere nel silenzio della montagna o nella piacevolezza di un tramonto di collina. Dove bere una Malvasia o un Lambrusco, dove visitare il museo del prosciutto, dove assaporare tortellini e funghi, dove ascoltare i dialetti che cambiano intonazione ma all’unisono parlano la stessa lingua. Una lingua composta da poche parole e tanti fatti, impreziosita dall’amore per la propria terra e per la vita.

Unesco l’ha capito, io l’ho vissuto, ora tocca a te. Buon viaggio!

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