Quando scrissi: “Trattorie Romane”

Che giornata oggi amici miei!

Sveglia presto e tutta la mattinata a Cisterna di Latina per un servizio sui kiwi. Già, quella è zona più che buona per il frutto dalla polpa verde e i fiori bianchi che arriva dalla Cina. Campi e stabilimento di confezionamento. Poi un panino al volo verso le 13 e via, di corsa verso Frascati.

Ho dovuto recarmi all’ESRIN, centro aerospaziale, per fare girare delle immagini video

mancanti per un altro servizio. Vi spiego, sto lavorando alla produzione di filmati legati alle eccellenze italiane: cibo, territorio, curiosità, tecnologia, artigianato e ne avrò per qualche mese, dovrò viaggiare molto in tutte le regioni del sud. Ne sono veramente felice: mi piace.

Terminato il lavoro a Frascati a metà pomeriggio circa,

ho affrontato la tappa successiva: Roma. La prima cosa da fare: raggiungere il B&B, dove dovrei trascorrere la notte, e prendere la stanza. Tutto semplice e normale, non fosse stato per un piccolo particolare. Allora, se in auto, per puro sbaglio di svolte tra le vie nel traffico della capitale, ti vieni a trovare a due passi dalla curva nord dello stadio Olimpico, un’ora prima del derby Lazio Roma, tu sei un uomo con un problema in più nella tua vita. Un casino infernale! Non vi sto a tediare ulteriormente ma al B&B non ci sono chiaramente arrivato in orario. Poco male, perché come ultimo lavoro della lunga giornata laziale avevo in programma un altro servizio da girare a Trastevere in una storica trattoria: Meo Patacca. Ci sono arrivato puntualissimo, chissà come avrò fatto?

Per parlarvi di questa antica taverna

dovrei avere molto tempo e tanto spazio, mi limiterò a dire alcune cose a lei legate e a raccontare in poche righe come io l’ho vissuta in occasione del servizio da girare. Ma prima apro una parentesi per il lettore.

Sto parlando di Roma, la “Città Eterna”, uno splendore

che non accetta il passare del tempo, che non si arrende mai. Non c’è anfratto, pietra, monumento, palazzo, scavo archeologico che non tramandi la storia di quello che è stato il più grande impero d’occidente: come non ricordarlo e rispettarlo?

Non c’è stata epoca che qui non abbia lasciato un segno indelebile

della bellezza, arte, architettura, cultura, persino la cucina più tipica e popolare racchiude in se una storia che abbraccia tutto: vita, credenze pagane e religioni, si religioni, non religione.

I piatti della tradizione sono conosciuti e cucinati in tutto il mondo,

sprigionano profumi e aromi che sanno di territorio, sono una miscela magica di terra e mare, vento e fuoco, impero e repubblica, ebrei e cristiani. Accomodarsi al tavolo di una di quelle che una volta venivano chiamate “Osterie”, tavolo rigorosamente di legno, con la tovaglia a quadretti, e gustare i piatti della tradizione contadina, spesso piatti poveri, è ancora oggi un grande emozione. Le atmosfere dei locali di Trastevere, con gli arredi di un tempo e in alcuni casi con le orchestrine che ti coccolano, hanno un fascino piacevolissimo che regala al turista, specie se straniero, un ricordo romano indimenticabile. Sono momenti, forse di squisita illusione, che consentono di assaporare per qualche istante il piacere della bella vita: un vinello, due olive, un piatto di pasta italiana e una canzonetta romanesca a volte romantica a volte sarcastica. Il tutto respirando Roma.

Lo si faceva già secoli fa.

Nelle antiche osterie le olive e un sorso di vino erano l’attuale aperitivo, forse sapevano bene, i romani del passato, che la vita la si gode meglio nelle piccole cose. Meo Patacca è in Piazza dei Mercanti, gioiello storico della Roma medioevale, dove un tempo si trovavano solitamente i mercanti, i proprietari e i capitani delle imbarcazioni che navigavano il fiume Tevere e raggiungevano il porto di Ripa Grande. Nei locali sotterranei dell’attuale trattoria un tempo venivano stivate le merci che arrivavano via acqua.

Gli interni sono quasi un museo, si trova di tutto, ricordi, cimeli, attestati e tante,

tante foto dei moltissimi personaggi famosi che qui hanno cenato almeno una volta nella vita: attori, cantanti, musicisti, giornalisti, calciatori e via dicendo. I camerieri sono vestiti con i costumi di inizio 800 perché così volle, fin dal ormai lontano mese di luglio del 1959, Remington Olmsted, attore americano e romano d’adozione, che fondò la trattoria volendola in stile. Remington Olmsted, Meo Patacca, un americano a Roma.

Meo Patacca è una celebre opera scritta in dialetto romanesco nel XVII secolo,

nonché maschera, sgherro, popolano bravo con le armi. Ma, per dirla alla romana: “che se magna da Meo Patacca?”. I piatti tipici della cucina romana, quelli apparentemente più semplici da preparare, come la famosa “pasta all’amatriciana”, oppure i celebri “spaghetti alla carbonara”, piatti diventati, nel mondo, dei classici del menù dei ristoranti italiani.

Poi le minestre calde a base di verdure, cacio e pepe,

un altro classico, l’abbacchio (agnello da latte), i carciofi alla romana e i piatti poveri, quelli preparati con le interiora del bovino che altro non erano che i tagli che i macellai di un tempo non vendevano in quanto poveri e se li cucinavano per loro. Dunque pajata al sugo, trippa in umido o coda alla vaccinara. Il pecorino è il formaggio più servito e non mancano i dolci romaneschi come i mostaccioli, il pangiallo e il panpepato.

Meo Patacca è la Roma di un tempo,

d’estate si cena all’aperto con le note delle orchestrina di sottofondo; si mangia, si beve, si ascolta e si canta, ci si lascia andare per qualche istante pensando ai tempi vicini ma ormai lontani. Per i romani tutto questo magari non fa più effetto ma per chi arriva nella “Città Eterna” è sicuramente un buon ingrediente: sognare è vivere.

Io da Meo Patacca stasera ci sono stato per lavoro, ma sia l’amatriciana che la carbonara

me le sono gustate da turista, ho ascoltato della buona musica e per un istante ho sognato. Una serata in una trattoria di Roma è un altro modo piacevole per conoscere l’Italia e immergersi nella sua cultura millenaria, bisogna però lasciarsi contagiare dall’allegria espressa da questi cibi genuini che devono essere gustati in buona compagnia.

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