Ricordi dalle isole Lofoten

Se hai percorso molta strada, macinato chilometri, tanti,

in auto, treno, nave, aereo e ci unisci il fatto di avere qualche anno di lavoro sulla pelle, è chiaro che ci siano quei momenti in cui riaffiorano i ricordi. Quella squisita nostalgia di luoghi che hai visto, di sapori assaggiati, di profumi sentiti ed esperienze vissute. Sono momenti più o meno lunghi e più o meno intensi, a volte di piacevole euforia e altre di quel pizzico di tristezza che non fa male.

Si accendono nel rivedere un oggetto, nel sentire una canzone,

un profumo o, più semplicemente, arrivano da soli, senza che tu li abbia in qualche modo richiamati. Proprio stamattina mi è tornato alla mente il mio primo viaggio in Norvegia, alle isole Lofoten, allo scoperta dello Stoccafisso e del Baccalà, un viaggio meraviglioso che ha avuto origine partendo dalla capitale della Norvegia: Oslo. Vi racconto…

All’inizio del 1800 Oslo non era altro che un piccolo villaggio.

Verso la metà del secolo, grazie a un grande sviluppo economico, la città crebbe enormemente diventando la meta da raggiungere per ogni cittadino norvegese in cerca di lavoro e fortuna. Chiamata anticamente Kristiania, nome derivante dal Re Danese Cristiano IV, nel 1905, dopo lo scioglimento dell’unione con la Svezia e con il sentimento nazionale dei norvegesi alle stelle, nel 1925 il parlamento approvò un decreto con il quali restituì alla città il nome di Oslo il cui significato all’origine molto probabilmente era: piana degli dei.

Tra i vari musei di notevole interesse in città, merita sicuramente una visita il Fram Museet

dove è esposta la famosa nave polare Fram. E’ stata la nave più resistente al mondo e quella che è rimasta più a nord e più a sud del globo di tutte le altre imbarcazioni. Venne utilizzata per tre grandi spedizioni polari: la prima comandata da Fridiof Nansen tra il 1893 e il 1896, poi quella di Otto Sverdrup  nel periodo tra il 1898 e il 1902, ma fu il grande esploratore Roald Amundsen che a bordo del Fram arrivò per primo al Polo Sud il 14 dicembre del 1911. La nave è esposta nella sua interezza con tutti gli oggetti e gli interni ancora intatti.

Il Vigelandsparken è invece un’attrazione unica

nel suo genere e conta oltre un milione di visitatori all’anno. Rappresenta l’opera di tutta una vita dello scultore Gustav Vigeland con più di 200 sculture in bronzo, granito e ferro battuto che l’artista donò alla città in cambio di una casa dove vivere e uno studio in cui lavorare.

Altro museo che vi segnalo è quello dedicato ai reperti delle grandi navi vikinghe

il Vikings Kip Shuset all’interno del quale tre antichissime imbarcazioni testimoniano l’origine di questo popolo antico. Ma è tempo di lasciare la capitale, devo salire a nord, molto più a nord, e raggiungere l’arcipelago delle isole Lofoten. Continuo a raccontarvi…

Le isole Lofoten sono il gruppo di isole situato a nord del circolo polare artico

e a ovest della costa norvegese. L’intera area misura 1227 km quadrati e in questa zona vivono circa 24.000 persone. E’ qui che troverò i merluzzi migliori, quelli che diventano stoccafissi e baccalà di qualità. Atterrato all’aeroporto di Leknes prima di iniziare il mio viaggio inerente alla pesca mi documento sulla storia di queste isole fantastiche: anche qui è chiaramente terra  vichinga e mi aspetta il museo di Borg.

Entrare nel museo vichingo significa essere catapultati indietro di 900 anni.

La luce delle fiamme e delle lampade a olio di fegato di merluzzo è soffusa. Si Possono osservare gli attrezzi della lavorazione artigianale di allora, il trono del capo vichingo e parte dell’armatura. C’è tutto il necessario per vivere a Borg quando questo era un centro molto importante e la popolazione di quell’epoca aveva contatti con tutta Europa. Basta poi alzare gli occhi per vedere che quello che sarà il protagonista del viaggio: il merluzzo essiccato, lo era già anche 10 secoli fa.

Il tempo di una partita ad uno strano gioco vichingo

che ricorda la dama e il viaggio continua. Lo scenario intorno è incantevole. Le isole Lofoten sono una miscela di montagne e vette, mare aperto e insenature, spiagge e territori ancora intatti. Mi attende Ulaf, un giovane di queste isole, e con lui cercherò di imbarcarci per seguire la pesca dei merluzzi.

I merluzzi pescati qui diventeranno appunto stoccafisso e baccalà.

Lo stoccafisso rappresenta uno dei metodi più antichi di conservazione del pesce già conosciuto al tempo dei vichinghi. Lo si produce semplicemente essiccando il merluzzo sugli appositi stock: le palizzate dalla forma di tenda canadese. Sono le condizioni climatiche tipiche di queste isole, influenzate dalla corrente del golfo, che lo rendono tale in pochi mesi. Per il baccalà bisogna provvedere anche alla salatura e lo si produce in due tipologie: ma tutto questo ve lo racconto meglio più avanti.

Nel nostro paese, in Italia,

la storia dello stoccafisso risale al 1400 quando si sviluppò il commercio tra le Fiandre e il nord Italia e siccome veniva trasportato da navi olandesi venne chiamato stoccafisso olandese. Una curiosità è che il primo manoscritto sulla lavorazione dello stoccafisso risale ad uno aristocratico veneto, il capitano Pietro Querini che, nel corso di un suo viaggio da Creta alle Fiandre, a causa di una forte tempesta, approdò nel 1432 alle isole Lofoten. Qui fu salvato dai pescatori e durante il suo soggiorno scopri la tecnica di conservazione e l’utilizzo dello stoccafisso.

I merluzzi, dopo essere stati pescati vengono portati nei centri di lavorazione,

dove sono decapitati, eviscerati, lavati e messi ad essiccare sui pali legati a due a due sullo stile di alcuni caciocavalli italiani. Questa è la semplice lavorazione dello stoccafisso, sarà il tempo e la natura a fare il resto. In genere si pesca a cavallo tra i mesi di febbraio e marzo quando i merluzzi raggiungono l’arcipelago per la riproduzione e rimangono sui pali fino a maggio.

Poi rimarranno ancora 2/3 mesi al chiuso ad essiccare

e perderanno oltre il 60% del loro peso mantenendo però le proprietà nutrizionali. Le teste non vengono buttate, anzi: i bambini al pomeriggio, a compiti a scuola terminata e armati di coltellaccio, tagliano le guance e le lingue dalle teste dei merluzzi che vengono usate per preparare un piatto tipico locale. Lo fanno generalmente i più giovani per guadagnare qualche soldino. Le teste vengono poi essiccate e vendute in Nigeria come integratori per le zuppe di pesce. Del merluzzo non si butta nulla.

I pesci destinati a diventare baccalà invece vengono messi sotto sale

dopo aver subito la lavorazione dello stoccafisso: non pali ma sale. Il 90 % dello stoccafisso (merluzzo Gadus Morhua) importato in Italia, considerato il migliore del mercato, proviene dalle isole Lofoten. Noi italiani lo gustiamo in tutti i modi: lessato, grigliato, fritto e stufato, arricchito da olio, capperi, cipolle, formaggio grattato, olive nere, acciughe, pomodori e altri ingredienti tipicamente mediterranei. La prima apparizione scritta di ricette a base di stoccafisso, pensate, risale al 1570 per mano dello chef personale di Papa Pio V.

E’ un pesce con pochi grassi ma con proteine nobili, vitamine e acidi omega 3.

Quando parliamo dunque di stoccafisso o di baccalà ricordiamoci che parliamo sempre di merluzzo per anni la fonte primaria di reddito per queste isole e per l’intera Norvegia. Oggi, dopo la scoperta del petrolio nel mare del nord, la pesca è per il paese al secondo posto per il ricavato economico.

Stupendi i pittoreschi villaggi isolani,

con le casette colorate a dirupo sul mare costruite in parte come palafitte, e le spiagge tra le quali anche la Copa Cabana delle Lofoten …ad agosto si può anche fare un bagnetto. E’ stato un viaggio decisamente entusiasmante che ricordo con grande piacere. La, in Norvegia, ci sono poi tornato e ho vissuto altre esperienze, ma queste saranno altri ricordi e altri appunti di viaggio. Devo tornare al presente.

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