Ricordi di Como

Sono seduto sugli scalini della porta d’ingresso di casa,

respiro l’aria pura della campagna, mi godo il calar del sole mentre accarezzo il mio cane Ike. Guardo i suoi occhi dolci mentre appoggia affettuosamente la testa sul mio ginocchio sinistro. Sono questi i momenti migliori per lasciare correre la mente e rivivere le emozioni dei miei tanti viaggi di lavoro. Sono questi gli attimi in cui poter pensare al vissuto ed ogni pretesto è buono per ricordare, ogni sensazione, ogni colore o profumo, ogni cosa osservata o sfiorata.

Il pelo di Ike è morbido come la seta più pregiata,

mi sovvengono immediatamente nel pensiero le giornate comasche trascorse di recente. La seta e le seterie, i bachi da seta e i gelsi, l’ingegno e la laboriosità delle donne e degli uomini. Penso a Como, a quando era un polo fondamentale per tale materia, a quando i gelsi e i bachi erano fonte primaria di reddito per la popolazione. Penso alla Como di ieri e di oggi e penso al mio ultimo viaggio in terra Lariana.

L’arrivo nella piazza Cavour, il percorso che la distanzia dalla piazza del Duomo

dove si erge in tutta la sua bellezza la chiesa cattedrale dedicata alla Beata Vergine Assunta. E’ per dimensioni la terza chiesa lombarda dopo il Duomo di Milano e la Certosa di Pavia. Posizionata la fianco del Broletto, ciò che resta dell’antico palazzo medioevale comunale, il Duomo di Como ha un’architettura che armonizza al meglio le diverse epoche in cui venne edificato. Dal gotico al rinascimento passando per il barocco. Rivedo l’Altare Maggiore, il Battistero, l’Altare dell’Assunta e del Santissimo Sacramento. Gli organi meravigliosi, le statue interne ed esterne, Plinio il vecchio e Plinio il giovane, ma soprattutto rivedo la facciata in marmo di Musso che nel pomeriggio con l’inclinazione dei raggi di sole diventa di color rosato. Bellissima.

La mente torna alle strade del centro cittadino, alla parte più antica, quella a pianta romana.

Gli antichi capitolini avevano compreso bene questo territorio e come gestirlo: qui c’è l’acqua. Il lago. E’ il Lario, conosciuto al mondo come il Lago di Como, e come tutti i laghi a volte si permette il lusso naturale di fare i capricci ed esondare; i Romani lo sapevano e avevano adottato le più corrette misure precauzionali. Loro si.Continuo ad accarezza Ike che non sembra provare alcun fastidio, anzi, e intanto penso al risotto alla comasca, quello con il pesce persico di lago, gustato in centro città al ristorante Cucchi.

Dopo il pranzo ricordo di essermi imbarcato per vedere dall’acqua del lago

più profondo le tante, meravigliose ville d’epoca che impreziosiscono le romantiche sponde. Una più bella dell’altra. Appartenute a celebri personaggi della storia, poi agli imprenditori che hanno creato veri imperi produttivi nel nostro paese negli anni 60, e che oggi sono immobili appetitosi per stelle del cinema americano e ricchi magnati russi. Veri miraggi mai raggiungibili per umili giornalisti come il sottoscritto. Lo ricordo bene quel giro, il cielo era azzurro e pulito e c’era un piacevole vento che accarezzava il viso: lo ricordo perché compresi meglio quanto è bella quella zona d’Italia.

Il sole è ormai calato ma non ho voglia di alzarmi dagli scalini,

voglio rimanere con il pensiero a Como, tra le vie, le piazze, sulle onde del lago e con la vista delle ville che mi riportano indietro nel tempo. Chissà chi le ha vissute, e come, penso alle feste, alla mondanità, ad anni in cui tutto era diverso. Ricordo che dopo la navigazione mi recai e visitare un’altra dimora religiosa: la Basilica Romanica di San Fedele. Nel percorrere il tragitto tra il punto di sbarco e la chiesa, mi fermai alla panetteria pasticceria Beretta per assaggiare la “Nuvola di Como”, un dolce semplicissimo fatto con pasta lievitata e gocce di marmellata all’albicocca.

Per la cena e il pernottamento lasciai il centro cittadino e mi recai presso

l’hotel ristorante Il Corazziere in una località a pochi chilometri da Como: Merone. Qui non cenai all’interno di una delle sale da pranzo ma sotto, nella accogliente cantina circondato da bottiglie di pregio e ricordi di famiglia. Parlo della Famiglia Camesasca ormai giunta alla terza generazione che dal 1919 è in attività. La struttura convive a 360 gradi con il Parco Valle Lambro ed è posizionata sull’isola di Baggero una frazione di Merone. La sua storia ha avuto inizio da Giuseppe Camesasca che stanco di fare il cappellaio decise di arruolarsi nei Carabinieri e, per via della statura, entrò a far parte dei Carabinieri Reali chiamati Corazzieri. La storia ha dell’indiscusso fascino ma lascio a voi il piacere di andarci e di farvela raccontare. Nota culinaria: l’assaggio del “Michin de Bager” un piccolo panino ripieno di carne tipico della tradizione di Baggero e servito tra gli antipasti.

Penso al giorno dopo.

No, non a domani, al giorno dopo questa serata sugli scalini a ricordare, ma il giorno dopo del mio viaggio Lariano. Tornai a Como per vedere la meravigliosa Basilica di Sant’Abbondio in tutto il suo splendore romanico e la bellezza degli affreschi del suo interno risalenti alla metà del trecento.

Ma le vera chicca della mia mattinata fu il Museo della Seta. Come dicevo all’inizio del mio ricordare Como qui un tempo i bachi da seta e la produzione della seta erano di importanza primaria. Oggi è tutto cambiato ma se volete riviere l’intera filiera produttiva della seta il Museo lo dovete visitare assolutamente. E’ l’unico al mondo infatti che racconta l’intera filiera produttiva. Tutto sull’allevamento dei bachi, la torcitura, tessitura e stampa, Al suo interno un vero patrimonio di illustrazioni, macchine e attrezzature tecniche e strumenti in uso tra il 1850 e il 1950 e ancora funzionanti. Aperto nel 1990 il Museo custodisce la documentazione storica e collezioni di quella che è e che è stata la produzione serica di Como apprezzata in tutto il mondo. Credetemi vale veramente la pena di visitarlo.

E per finire, prima di decidermi ad alzarmi e tornare in casa,

come non ricordare il pranzo al Crotto del Sergente. Io i crotti li ho sempre amati, anche quando lavoravo in Ticino, dove vengono chiamati grotti, ci sono sempre andato volentieri. Qui a Como ho travato simpatia e gentilezza, una buona cucina e una lista di vini della vicina Valtellina non indifferente. Tra i piatti una sorta di caciucco di pesce di lago, tortelli e gnocchi, e la coda bovina con la polenta. Non mancano i salumi e i formaggi del territorio.

Si è fatto tardi e la temperatura con il sole è scesa. Il fresco mi fa tornare al presente,

Lascio mentalmente Como, il suo meraviglioso lago, le ville, Alessandro Volta che qui nacque nel il 18 febbraio del 1745 e portò avanti non senza fatica e ostacoli famigliari i suoi studi scientifici, la sue straordinarie scoperte, il suo grande amore. Lascio il centro, prima romano e poi medioevale, le testimonianza architettoniche religiose e non, i sapori e i colori, il passato e il presente, Lascio la seta e le stelle del cinema che hanno contribuito a rendere Como famosa nel mondo.

Il mio breve viaggio fu accompagnato da un gruppo di colleghi della stampa

con i quali sono stato veramente bene, un buon motivo per ringraziarli. Un grazie a Melissa Neri che ci fece da guida, gentile e preparata, educata e disponibile. Grazie all’agenzia Explora di Milano, in particolare a Gaia, Claudia e Marta, che mi invitò a Como durante le giornate di un evento importante per il comparto tessile: “Comocrea – Textile Design Show” che dopo il pranzo al crotto ebbi il piacere di visitare presso la Fiera di Como.

E’ staro bello rivivere quei momenti, qui, seduto sugli scalini della mia porta di casa.

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