Ricordi di Gubbio e Tartufi

Non ricordo di preciso che anno fosse,

ma rammento molto bene che, sua Maestà il Tartufo, fu grande protagonista a Gubbio in occasione di una delle edizioni del “Premio Tartufo di Gubbio”. Ci fu una vera e propria sfida tra grandi chef, a colpi di grattate del pregiato Tuber Magnatum, popolarmente chiamato Tartufo Bianco, la specie di tartufo più preziosa sia gastronomicamente parlando che economicamente spendendo.

Le “berrette bianche” in gara, in parte eugubini,

come Claudio Ramacci della Taverna del Lupo, Paolo Pascolini del ristorante Cia, Adilgerio Tosti del Park Hotel ai Cappuccini, Andrea Cesari del Coldimolino e Stefano Salvi Marchetti dell’Agriturismo Guinzano, e in parte extra moenia, come Filippo Scapecchi del ristorante Vespasia di Palazzo Seneca di Norcia (Pg), Aniello Di Lieto del ristorante Le Colonne del Grand Hotel Des Bains di Riccione (Rn), Alessandro Trovato del ristorante Monnalisa del Grand Hotel da Vinci di Cesenatico (Fc), Ireneusz Koniuszek del ristorante  Refektarz dell’Hotel Zamek Ryn (Polonia), Giovanni Luca Di Pirro del ristorante La Torre dell’Hotel Castello del Nero di Tavarnelle Val di Pesa (Fi), si affrontarono con ben tre specialità: antipasto, primo e secondo con l’obbligo del tartufo bianco di Gubbio.

A valutare il loro operato una Giuria coordinata dal giornalista enogastronomico Claudio Zeni,

designata insindacabilmente dagli organizzatori del Premio, e composta prevalentemente da giornalisti del settore enogastronomico di testate radiofoniche, televisive, del web e della carta stampata. Una bella occasione di confronto che per due giorni ha tralasciato l’immaginario popolare che vede il Tartufo abbinato ai classici piatti come l’uovo, la battuta al coltello o i tajarin.

Gli chef con i loro “azzardi” deliziarono i giurati

con ben 30 piatti realizzati come carni di ogni genere; dalla faraona al manzo passando per il piccione, con paste, risi e orzo, con tanto mare: sogliole, capesante, triglie, per non dimenticare zucche, porri, cardi e patate viola. Un carosello di sapori, profumi e colori con al centro della scena sempre lui:  il Tartufo.

Alcune composizioni si rivelarono molto interessanti,

altre decisamente meno, ma è in questo spirito che si evolve la cucina, con la ricerca, la conoscenza delle materie prime e, perché no: con quel pizzico di follia che non guasta mai. A vincere l’ambito premio non uno ma due chef, un ex aequo vero e proprio a conferma dell’alta bravura dei cuochi in gara e delle difficoltà vissute dalla giuria in fase di valutazione dei piatti.

I vincitori furono Alessandro Trovato e Giovanni Luca Di Pirro.

La cornice dell’evento chiaramente la storica città di Gubbio, la città delle ceramiche, del bucchero, del ferro battuto. La città del lustro e del grande albero di Natale che si accende sul monte Ingino situato alle spalle del centro storico. Gubbio, dove le gente è ospitale, gentile e cordiale; dove per un altro anno si visse una bella manifestazione, un momento importante per un prodotto della terra importante: il Tartufo di Gubbio.

Una parentesi dalla vita di tutti i giorni per degustare,

proporre, comprendere, discutere e approfondire. Una riflessione, tanto ludica quanto utile, tanto competitiva quanto amichevole.

Una meravigliosa di grande cucina, di lavoro, passione, amore

per la propria attività; il tutto con un protagonista assoluto e indiscusso, con il suo profumo pungente e penetrante, con il suo sapore unico e indimenticabile. Con sua maestà il Tartufo.

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