Sono brutto ma certificato

Nella vita di un uomo occorrono certezze.

Un lavoro, una brava compagna che ti scrive messaggi d’affetto, una buona chitarra per suonare una canzone di Sixto Rodriguez, un posto a teatro, dei libri, una Thundrbird nera del 1955, la moderna tecnologia, un bilama, persino una paillard. Certezze.

Be amici miei, che ci crediate o no io sono un uomo fortunato

perché posso dire senza alcun dubbio di avere una grande certezza: sono brutto!!! E lo sono con tanto di certificazione! Si, ho il documento che lo attesta e non lo si può corrompere: nemmeno con una bottiglia di pregiato vino d’annata.

Ma andiamo con ordine:

tra una splendida ragazza, un quartiere cinese e una base nucleare dismessa circondata da vecchie risaie, eccomi a dichiarare quanto segue. Bello non lo sono mai stato! Che non sono un adone dunque era ed è sotto gli occhi di tutti, compresi quelli di coloro che portano le lenti a contatto colorate e di quelli che si sono fatti operare con il laser ad eccimeri. Bello, affascinante, piacioso: io? No, proprio no. Ma farlo vedere e dirlo potrebbe non bastare: bisogna avere la documentazione: e qui carta canta!

Andò così. Nel 2011 venni invitato dall’amica Elsa Mazzolini,

direttrice e fondatrice di una delle più belle riviste del mondo della ristorazione “La Madia”, a Piobbico, un paesino marchigiano della provincia di Pesaro e Urbino con un delizioso borgo antico e il castello Brancaleoni. Il maniero in quei gironi venne trasformato nella fortezza del gusto. Infatti l’invito era relativo al Festival della Cucina Italiana che quell’anno raggiunse le Marche per la sua undicesima edizione dopo essere già andato in scena, essendo itinerante, in altre prestigiose località.

Da poco l’Unesco aveva decretato la Dieta Mediterranea

patrimonio dell’umanità motivo per cui, durante le giornate di manifestazione, ebbe ancora più significato occuparmi giornalisticamente parlando dei vari prodotti tipici e i relativi produttori presenti al Festival che proponevano ingredienti, giustamente consoni, al riconoscimento internazionale.

Dieta ma non solo. Alle stanze del castello vennero abbinati i sapori tematici

e coì in ogni ambiente cioccolato sopraffino, antichi formaggi, il caviale e le ostriche, i tartufi, la birra, i vini, la norcineria di differenti regioni, le paste artigianali e via dicendo. Chiacchierate, interviste, assaggi, degustazioni e qualche boccone più che sostanzioso.

Il Festival prevedeva anche un premio

legato ad un noto marchio di acque minerali e quell’anno il premiato fu il grande Tonino Guerra. Fu l’ultima volta che lo vidi, da li a poco tempo ci lasciò. Parallelamente ricordo di avere intervistato l’amico collega Bruno Gambacorta e il famoso cuoco Gianfranco Vissani. Vissani seguì anche la preparazione di un pranzo di gala e lo fece con piatti veramente da grande professionista.

Ma torniamo alla mia certificazione di non bellezza, ovvero di bruttezza.

Qualche mese prima del Festival uno sconosciuto compagno di viaggio, non saprei dire chi fosse o come si chiamasse, mentre viaggiavamo sul Frecciarossa in direzione Roma, mi disse che a Piobbico c’era il “Club dei Brutti”.

Quando nella Capitale ci salutammo,

e ognuno prese la propria strada, il Club cadde immediatamente nel profondo dimenticatoio della mia già provata memoria. Riaffiorò però come un naufrago che non vuole cedere alla forza del mare passeggiando tra le viuzze del borgo antico di Piobbico. Nel piccolo comune al calar del sole si accende la vita nelle cantine. Musica, allegria, buon vino e il piato tipico: polenta e lumache. Dentro ad una di queste suite del buon vivere ha la sede il “Club dei Brutti”. Fondato nella seconda metà del 1800 vanta oltre 30 mila iscritti ed è un vero inno alla non bellezza. La sua storia affonda le radici nel passato ed è molto carina.

In realtà io entrai in cantina per fare un servizio televisivo

e a ricevermi trovai due ragazzoni: Gianni e Mirko. Gianni Luisi era in quel frangente temporale il presidente del Club e fu lui a spiegarmi che il Club nacque da dei buontemponi perché in paese c’erano molte zitelle e tanti uomini brutti: praticamente nacque come una sorta di agenzia matrimoniale. Ogni anno avviene l’elezione del presidente, che un tempo non era difficile appunto da reperire visti i soggetti presenti in paese. Negli anni 70 fu il presidente Iacobelli Telesforo che porto il Club ad una conoscenza mediatica andando a “Portobello” la trasmissione TV del povero Enzo Tortora. Ci andò con un nutrito gruppo di brutti e li Club prese una connotazione addirittura internazionale.

Il Club si è poi evoluto nel tempo

e oggi non è soltanto una collezione di mostriciattoli o comunque di belli non riusciti, è un Club ideologico e gogliardico che mette a sua agio le persone e le rende felici non escludendo i meno affascinanti. Si scherza sulla bruttezza e si vive con il concetto che: “la bruttezza è nà virtù, mentre la bellezza è schiavitù”. La tessera del Club viene rilasciata gratuitamente agli amici e a chi se lo merita. Mi venne consegnata e fui classificato come un “buon brutto”.

La cantina è antichissima ed è il posto dove alla sera

ci si trova per ascoltare musica dal vivo, la postazione del gruppo che suona è sopra due grandissime botti; bere un buon vino e mangiare qualcosa di tipico. Per pura curiosità vi dico che al Club sono iscritti nomi famosi del calibro di Paolo Bonolis e Gerry Scotti.

Ma io, sono poi così veramente brutto???

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