Spadonari, Priore, Bran e buon vino alla festa di Giaglione (TO)

C’è una storica festa popolare

che va in scena all’inizio dell’anno sulle montagne della provincia di Torino, in Val Susa, sulla strada che porta al colle del Moncenisio. Sto parlando della festa di San Vincenzo Martire che si svolge nel comune di Giaglione situato a soli 6 Km dalla città di Susa e con meno di 700 abitanti (1700 all’inizio del 1900). L’area comunale si estende per 33 km quadrati e va dai 500 ai 3300 metri di altezza; la parte abitata si sviluppa tra i 700 e gli 800 metri in ben 8 borgate. Un festa che si celebra il giorno del Santo, anche se cade in un giorno feriale e, nonostante questo particolare, nei giorni feriali si lavora, è un momento molto sentito e partecipato dalla popolazione.

Come tutte le manifestazioni di paese grande importanza

hanno le associazioni presenti sul territorio, come la banda e la pro loco, senza la cui presenza tutto verrebbe ad essere più complicato per organizzare la ricorrenza. La festa, nonostante oggi sia riconducibile ad un Santo, affonda le sue radici ai tempi pre cristiani, si pensa ai Celti, e la cadenza nel mese di gennaio, quando cambia la stagione, indica proprio la valenza propiziatoria per la primavera. La tradizione vuole che, se nel giorno della festa piove e si scioglie la neve, sarà un buon anno per il raccolto. San Vincenzo è invece un Martire spagnolo del 300 D.C.

Molti i simboli della festa:

le sei Priore ovvero tre coppie di donne di età differente, la giovane donna nubile che porta sul capo il “Bran” (lou bran in dialetto) e poi ci sono i quattro Spadonari. Andiamo con ordine. Le sei Priore che vengono scelte a rotazione in tutte le borgate hanno compiti ben precisi per le sei feste di rilievo che si celebrano in paese. Tra i compiti la cura della chiesa e l’ospitalità per i rinfreschi. Personalmente durante un’edizione della festa a cui ho partecipato, ricordo che siamo stati ospitati a casa di una Priora che, tra la varie libagioni, aveva preparato le acciughe con il bagnetto verde tipico piemontese: una goduria! Sei poi ti fai il classico panino e lo abbini ad un buon vino rosso…doppia goduria!

La giovane donna che porta sulla testa in segno propiziatorio il “Bran” deve essere nubile.

Il Bran è alto oltre 2 metri e ha una base in legno di 90 cm all’interno della quale viene custodito il pane benedetto che si distribuisce alla gente al termine della Santa Messa. La donna deve portarlo in equilibrio sul capo durante la processione e, tradizione vuole, che ci siano due giovanotti ai suoi fianchi, e che siano loro ad innalzarlo e posizionarlo sulla sua testa. Il Bran che è anche pesante, è ricoperto di nastri e fiori colorati e di frutta. I costumi delle Priore e della ragazza da sposare oggi sono quelli ottocenteschi ma il Bran, leggenda vuole, è molto più vecchio, richiama Polibio e in seconda battuta il popolo Gallico, ed è probabilmente un simbolo fallico.

Un’altra importante particolarità della festa di Giaglione

sono gli Spadonari e le loro danze. Sono quattro e, non essendoci un’origine ben definita, sono veri stimoli per la fantasia storica. Qui passò Annibale, ma anche i romani, i Bravi e via dicendo e ad ogni epoca potrebbero essere riconducibili. I nostri Spadonari danzano tre volte all’anno: San Vincenzo il 22 gennaio appunto, “l’ottava” cioè la domenica successiva e alla Madonna del Rosario il 7 ottobre.

Particolare e colorato è il loro abbigliamento che si compone

di un appariscente copricapo ricoperto di fiori finti e da cui partono dei lunghi nastri che coprono in parte la schiena. Un corpetto altrettanto colorato e ricamato che viene indossato sopra la camicia bianca, un grembiule di tessuto damascato che ogni Spadonaro può ornare a suo piacere, i guanti bianchi, la cravatta rossa e i pantaloni scuri con bande laterali di colore giallo per l’inverno e rosso per l’estate. Completano il tutto le scarpe nere. Le loro danze, accompagnate dalla banda del paese, hanno movimenti precisi e con antichi significati propiziatori: per esempio, il raschiare le spade sul suolo indicata l’aratura delle terra. Il loro compito è quello di accompagnare con le danze la processione che si svolge dalla casa della Priora alla quale tocca l’ospitalità fino alla chiesa e vice versa.

Il piccolo comune possiede dei tesori artistici di tutto rispetto

custoditi all’interno del museo di arte religiosa alpina che è uno dei cinque musei diocesani della Valle di Susa, pezzi unici di interesse straordinario. Questa è da secoli terra di confine, di intreccio di culture; e allora troviamo statue lignee pregiate realizzate con i legni dei boschi locali, volute e pagate dalle popolazioni ad espressione della loro liturgia, della loro cultura, da vedere sicuramente. Poi c’è la chiesa della festa le cui prime tracce risalgono all’anno mille (1036). Vorrei con piacere ricordare, nella circostanza del mio viaggio a Giaglione per la manifestazione, l’incontro con il Monsignore Don Daniele Giglioli uomo e sacerdote di grandissimo spessore che mi regalò in quel frangente un momento di dialogo profondo e di amore.

Tesori artistici religiosi ma anche espressioni enologiche:

Giancarlo Martina produce vino proprio su questo territorio. Una piccola realtà la sua che lavora meno di tre ettari di vigneto, in parte vigne storiche, con le consuete difficoltà che devono affrontare i produttori di montagna. Produce circa 13 mila bottiglie all’anno con ben 11 etichette. Vitigni autoctoni come l’Avanà, il Becuet (presente anche in Savoia con il nome di Persan) e la Grisa Rousa e gli internazionali come lo Chardonnay, il Pinot Nero, il Traminer aromatico. Un grande impegno che consente a Giancarlo di avere differenti vini anche per il suo agriturismo. Parlo di un locale dove si possono gustare le ricette tipiche del territorio come: gli involtini ripieni con i marroni, i flan di cardi con bagna calda, i peperoni con le acciughe, i capunet, le tagliatelle funghi e barbera, il cappone ripieno e tante altre ricette sfiziose, dolci compresi.

Ecco come una piccola comunità

può regalare una giornata piacevole, una miscela di storia, tradizioni, cultura popolare, buona tavola e buoni vini: ma anche amicizia e cordialità. Un altro bel momento vissuto!

Open chat

Il sito non utilizza cookie per fini di profilazione ma consente l’installazione di cookie di terze parti anche profilanti. Cliccando su ACCETTO, l’utente accetta l’utilizzo dei cookie di terze parti. Per maggiori informazioni maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi